LE MASCHERE SOCIALI

È l’altro grande gruppo di maschere, il più numeroso e composto da personaggi che rappresentano l’esagerazione dell’umanità e della quotidianità locale. Al suo interno troviamo una varietà enorme di maschere dalle sembianze esagerate e grottesche che hanno lo scopo di compiere il vero senso del carnevale, ossia trarre in inganno il mondo esterno. Questo scopo viene raggiunto solamente quando i partecipanti non vengono riconosciuti, azzerando il proprio status sociale e dimostrando la potenzialità di rinnovamento, di cambiamento.
Un tempo era importantissimo non essere riconosciuti e infatti anche i volti lignei venivano continuamente prestati da una famiglia all’altra per facilitare l’anonimato del portatore o addirittura bruciati alla fine del carnevale. La maschera inoltre ha sempre goduto di grande rispetto e libertà in una società nella quale certi comportamenti non erano di norma tollerati: la maschera (se il portatore non veniva riconosciuto) poteva entrare e sostare a piacimento nelle case, scherzare, giocare, ballare e vedere senza timore le ragazze, cose impensabili in altri periodi e in altre circostanze.

Le maschere sociali sono composte quasi sempre da due gruppi di personaggi: i “Belli” vestiti elegantemente, con abiti da festa e volti lignei armoniosi e i “Brutti” vestiti in modo logoro, con abiti consunti e volti lignei deformi. Alcune tra le maschere sociali sono dette maschere “garanti del corteo”, che hanno cioè il compito di mantenere lo spazio vitale e una distanza tra le maschere guida e il pubblico presente, comportandosi anche in modo irriverente e ritualmente aggressivo, colpendo gli astanti con ramazze, sporcandoli con fuliggine o aspergendoli con liquame di vario genere. Tale comportamento assume anche un significato magico e propiziatorio.
Le maschere che appartengono a questo gruppo sono pagliacci, diavoli, spazzacamini e altre figure simili. In particolare a Canale possiamo riscontrare le seguenti.

Il Paiàzo

Il Paiàzo della Zinghenésta indossa una tunica di colore neutro decorata con nastri e fiori colorati e indossa una maschera lignea con baffi. Porta un copricapo conico coperto di piume di cappone e un bastone fornito di campanelli. Il Paiàzo precede il corteo mascherato correndo avanti e indietro e facendosi largo tra la gente.

Gli Spazzacamini

Sono vestiti di nero o in abiti scuri, indossano cappelli a cilindro, hanno il volto annerito. Fanno da Garanti del Corteo, portano appresso gli strumenti del mestiere e sporcano con la fuliggine (o co la zender) tutti i presenti.

I Pùster

I Pùster sono le maschere “da brutto” garanti del corteo, vestite con i più logori e vecchi abiti quotidiani. Portano un volto deforme e sporcano gli astanti con liquame o con la cenere.

I Bèr

Sono delle figure pastorali, con cappelli conici e abiti coperti di pellame. Portano delle pesanti sonagliere di bronzo e un bastone di frassino gemmato con cui “chiamano l’erba” novella. Si muovono lentamente, con piccoli saltelli in modo da far suonare i campanelli all’unisono.

I Sasìgn, i Giandàrmi e il Caorón Spión

Nelle descrizioni di Edoardo Casal sono presenti queste figure che sono strettamente legate fra loro, creando una sorta di coreografia. I Sasìgn, armati fino ai denti e dal volto dipinto, approfittano della confusione generale per rovesciare cataste di legna e rubare qualche biscotèr. Ma il Caorón Spión, con una maschera raffigurante il muso di una pecora e munito di un lungo cannocchiale, vede tutto ciò che accade e riferisce i fatti ai Giandàrmi che arrestano i Sasìgn.